giovedì, 27 settembre 2007 ¦ Permalink
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E' da parecchio che non scrivo su queste pagine. E di sicuro, di cose da dire ne avrei molte.
Sono rientrato due giorni fa dalle mie meritate "ferie", anche se per vari motivi che magari scriverò, non sono andare come speravo.
Ma è stata un'occasione per riflettere, perché la vita a volte ti sbatte in faccia delle cose sulle quali non puoi non soffermarti.
Il 7 settembre una persona che conoscevo, un amico (anche se ci si frequentava poco... anche se le strade si erano divise da tempo) ha deciso che non ce la faceva più. Che era arrivato ad un limite di sopportazione tale da non riuscire più a guardare avanti.
Ed allora, ha sistemato le sue cose, ha scritto una lettera e poi ha aperto il gas.
Forse, detta così sembra una cosa asettica, priva di emozioni... Ed invece, caro amico mio (non faccio il tuo nome per rispetto) non sai quanto ci sono rimasto male. E mi dispiace, sinceramente, di non aver avuto occasione di fare qualcosa per te.
Hai vissuto sempre cercando di avere l'approvazione di chi ti stava intorno, perché quell'approvazione in famiglia non l'avevi. Qualcuno forse ti giudicava male, forse strano. Eppure io avevo capito, che dietro al tuo modo "bizzarro" di essere, c'era solo una sorta di muta richiesta di considerazione...
Non so cosa sarebbe potuto accadere se le nostre strade non fossero state così diverse...
E la tua morte è stata per me uno shock, una doccia fredda... gelida, come l'alito della disperazione.
Ed ora mi ritrovo a riflettere, a 31 anni su com'è la mia vita. Su cosa c'è di buono, su cosa ho costruito... Su quali sono i traguardi che ho raggiunto. E metto tutto sul piatto della bilancia. I pro ed i contro.
Ma in ogni caso, oltre a tutti i discorsi inutili, questo post è per te. Per ricordarti, perché ora non posso fare altro oltre a versare qualche lacrima amara. Non ti condanno per il tuo gesto, non ho giudizi da esprimere. So solo che mi dispiace. Addio.
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lunedì, 20 agosto 2007 ¦ Permalink
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Non avere timore, qualsiasi cosa accada:
in questo risiedono le radici della felicità.
Progredire senza temere quello che la vita ci serba:
questo è lo spirito, la determinazione
che porta alla vittoria umana.
Se cediamo alle critiche meschine e alla calunnia,
se temiamo le pressioni e le persecuzioni,
non avanzeremo mai né creeremo qualcosa
che abbia un valore infinito.

D.I.
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sabato, 21 luglio 2007 ¦ Permalink
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Ieri sera, mentre soffocavo in casa per via dell'umidità, ho cominciato a fare un po' di zapping... Dopo aver visto gli ultimi minuti di una puntata di CSI:Miami, mi sono imbattuto in uno speciale sul G8 di Genova del 2001, in onda su La7.
Che dire, mi sono reso conto dopo che, anche quelle immagini erano state registrate il 20 luglio... E che il titolo dello speciale era quantomai azzeccato: IL SEME DELLA FOLLIA.
Avevo già visto una parte di quelle immagini, ma ormai, a distanza di 6 anni, non le ricordavo più. E mi sono soffermato a pensare. Avrei voluto scrivere questo post a fine programma, ma poi ho pensato che era meglio dormirci su, e che se ne avessi ancora avuto voglia, avrei scritto qualcosa oggi. Ed è quello che sto facendo.
Ho visto immagini di manifestanti, che manifestanti non erano, distruggere un'intera città... Provocare le forze dell'ordine, lanciare sassi, usare segnaletica divelta come lance... Dare fuoco a beni altrui, saccheggiare negozi, lanciare bombe incendiarie. E per cosa? Per manifestare? Ora, partiamo da un punto importante: se io voglio far valere i miei diritti, far ascoltare la mia voce, non mi copro il volto per rendermi irriconoscibile... Se lo faccio è perché ho in mente qualcosa che non è del tutto morale.
I genovesi si sono trovati assediati da delinquenti, ragazzotti mezze calzette, piccoli infami ed inetti, che hanno pensato bene di "protestare contro il G8" distruggendo i beni altrui... Ce l'avevano con chi ha i soldi. Certo, allora bruciamo pure le macchine che sono in strada. Distruggiamo pure i negozietti. Se ci sono, è perché qualcuno aveva i soldi per comprarli. Ma nessuno si è chiesto, quelle auto, quei negozietti, quanti sacrifici sono costati? O solo perché uno si è proprietario di un piccolo bene, deve essere per forza un facoltoso imprenditore senza scrupoli? Io non credo che quei teppisti non abbiano dei beni. Sicuramente avranno delle auto o delle moto o degli scooter. E se un bel giorno qualcuno, senza motivo apparente desse fuoco ai loro beni? Cosa ne penserebbero?
Certo, anche le forze dell'ordine hanno commesso degli errori imperdonabili. E di sicuro, ci sono andate di mezzo anche persone che con i Black Bloc nulla avevano a che fare. Ma in una situazione del genere. In un caos da guerriglia urbana, dove tutti i manifestanti si coprivano il volto, come si fa a riconoscere un belligerante da un manifestante pacifico?
Non vuole essere una scusante, ma di sicuro la situazione non era semplice da gestire. E forse, anche tra i poliziotti ed i carabinieri, qualcuno ha avuto la mano pesante su chi (probabilmente) non aveva causato danni.
Ma sinceramente, se io fossi stato un abitante di Genova, asserragliato in casa, per colpa di moderni Vandali, li avrei accolti ad olio bollente e mazzate.
Per finire, la grossa nota dolente, è la morte di Carlo Giuliani. Una vita è una vita, non dimentichiamolo mai, ma mi pongo un interrogativo: Se invece di cadere, fosse riuscito a spaccare la testa a due o tre carabinieri con il suo estintore, cosa sarebbe successo?
Hanno gridato "Assassini" agli agenti. Ma se l'assassino fosse stato Giuliani? I manifestanti gli avrebbero fatto l'applauso? Come funziona? Qualcuno ha detto: "Non aveva mica una pistola o un mitra in mano. Aveva solo un estintore!" Certo, "solo" un estintore.
Non ha un grilletto, non ha proiettili. Ma se qualcuno te lo sbatte in testa con violenza, probabilmente poi devono raschiare la materia grigia dal fondo dell'estintore. Anche una BIC è una semplice penna, fintanto che qualcuno non le sfila il tappo e te la pianta in un occhio.

Mi chiedo solo se, tante cose che sono successe, si sarebbero potute evitare. Forse organizzare tutto in un certo modo, avrebbe risparmiato una vita, e tanti feriti.
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sabato, 14 luglio 2007 ¦ Permalink
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s.m.: amore esagerato di se stesso e dei propri interessi, anche a costo del danno altrui.

In questo periodo sto guardando in faccia alla realtà, e vi posso assicurare che non è una gran bellezza.
Sto guardando a fondo dentro di me. E quello che vedo non mi piace per niente. Non c'è nulla di più difficile che affrontare i propri demoni. Guardarsi dentro e scoprire che il vero nemico, quello che ci mette i bastoni fra le ruote, quello che ci rende la vita difficile è proprio lì: dietro i nostri occhi. Compie i nostri stessi gesti, usa il nostro spazzolino da denti. Mangia nel nostro stesso piatto, ed ha i nostri stessi amici. Usa il nostro profumo, ed indossa i nostri abiti. Ogni giorno ci accompagna nelle nostre ovunque andiamo. Vive dentro di noi, eppure non lo conosciamo come crediamo. E' uno sconosciuto che abusa della nostra vita, che ci fa compiere azioni (piccole in verità!) per il nostro interesse privato. Ma poi... Se ci guardiamo bene dentro, scopriamo che quelle scelte, sono solo sterili capricci, fini a sé stessi.
Mi guardo dentro, e vedo qualcosa che non mi piace. Qualcosa di torbido, che ha la voce "acquosa", come se mi parlasse dal fondo di uno stagno, con la bocca piena di alghe putrescenti.
E ne ho paura, perché sta divorando la mia voglia di mettermi in discussione.
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martedì, 10 luglio 2007 ¦ Permalink
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Germania,vicini pensavano a cadavere

Berlino, 9 lug. Un fetore incredibile, le finestre chiuse da una settimana, la cassetta della posta traboccante di lettere e nessun segno di vita. In un condominio di Kaiserslautern, in Germania, alcuni inquilini, temendo il peggio, hanno chiamato la polizia: ''Controllate l'appartamento, c'e' una puzza tremenda. Potrebbe esserci un cadavere''. Una pattuglia di agenti, giunti sul posto, ha sfondato la porta trovando il padrone di casa a letto, nella sua stanza, sprofondato in un sonno pesantissimo. E' stato cosi' che la polizia ha risolto il caso della puzza nauseabonda: calze e indumenti di biancheria intima sporchi e ammassati in un angolo dell'abitazione.

Sul rapporto depositato in centrale, gli agenti hanno scritto che il falso allarme e' stato causato dall'insopportabile puzza dei piedi dell'inquilino.

 

...magari il tipo stava cercando il modo di fabbricarsi del gorgonzola in casa...!!!

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lunedì, 09 luglio 2007 ¦ Permalink
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Ciao blog. Ti sono mancato? Forse no, forse sì. Ad ogni modo, a circa un mese dal mio ultimo passaggio tra le tue "pagine", rieccomi qui. Più volte avrei voluto soffermarmi e scrivere i miei pensieri, renderli "concreti"... Ma non l'ho fatto, perché ultimamente sono strano. Ho perso (sto perdendo) l'entusiasmo... Voglia di fare quasi ZERO. E le poche volte che mi viene voglia di fare qualcosa, il tutto resta un'idea. Un embrione che, poverino, non si svilupperà mai. Potrebbe essere il cambio di stagione, eppure non ne sono convinto. Credo, piuttosto, di aver tirato i remi in barca. Ed eccomi qui, in un mare sconfinato che è la vita, a starmene buono buonino sulla mia barchetta, senza avere la minima forza di reagire. Di vedere cosa c'è un po' più in là... Potrei essere a poche centinaia di metri da un'isola stupenda... Ma non la vedo, perché non ho intenzione di vederla.
Turno di notte, ho smontato stamattina alle 6.00. Alle 6.25 ero a casa, mi sono tolto la divisa, e poi ho deciso che valeva la pena di fare colazione. Non avevo molto sonno, e l'aria mattutina che entrava dal balcone era piacevolmente fresca.
Ore 7.15, mi infilo nel letto. E cado nel buio... Nel sonno più profondo. Sogno situazioni inquietanti, che mi mettono a disagio. Mi sveglio e mi riaddormento di continuo. Teamhair sul letto, ai miei piedi dorme beatamente... Il mio muovermi in continuazione la disturba. Si alza e viene a mettersi di fianco al mio petto. Le sue fusa mi calmano... Sprofondo di nuovo in un sonno che non è ristoratore, ma solo un circo di sogni assurdi e al limite dello spiacevole. Mi sento a disagio perché sogno di come non riesca ad andare avanti nella mia vita... Di come il mio atteggiamento sia stagnante.
Mi sveglio e capisco (in parte): Non ho sogni. Non ho speranze. Mi sono accorto che giorno dopo giorno io esisto, ma non vivo. Sono un essere animato che si muove attraverso il passare del tempo, ma che non sa cosa fare della propria vita.
Prima avevo sogni. Banali certo, ma ci credevo veramente. Avevo delle speranze che mi servivano da carburante, che mi aiutavano a fronteggiare le difficoltà, se non con il sorriso sulle labbra, ma almeno di petto, senza avere timori.
Ultimamente invece, eccomi qui... Mi sto lasciando morire, perché non mi lascio più meravigliare dalle cose che mi circondano. La vita mi sta scappando. Mi scivola dalle mani, ora dopo ora, giorno dopo giorno. Eppure mi ero giurato che non mi sarei più sentito così inutile. Ho sempre portato nel cuore questa frase:

O cavalchi la vita o essa cavalca te.
Decidi se essere il cavallo o il cavaliere.


E mi ero promesso che sarei stato cavaliere... Ma ora come ora, mi sento solo uno stupido asino.
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martedì, 12 giugno 2007 ¦ Permalink
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Strano. Stamattina mi sono portato il pc portatile al lavoro. In realtà non potrei, ma dovevo ricercare tra le email, la ricevuta di un pagamento effettuato all'HERA.
Poi ho deciso di salvarmi tutte le email, in modo da averle a disposizione sul pc di casa. Ed è successo...
E' successo che, inevitabilmente ho letto le email di circa un anno fa, quando ero in piena separazione dalla mia ex. Quando ero in piena crisi. Ho riletto le email scambiate con quello che credevo "l'altro"... E mi è venuta un po' di amarezza.
Ne ho scritte tante di parole. E' stato strano rileggere quelle cose: sembrava che stessi leggendo di fatti accaduti decenni addietro o addirittura successe ad altre persone...
Però, un po' di amarezza, ripensando a quelle vicissitudini, è venuta fuori.
Ma è stato come prendere un caffè senza zucchero: è amaro a primo impatto poi senti l'aroma caldo e profondo. L'aroma della maturità.
Sono cambiato, da un anno a questa parte. Spero in meglio. Di sicuro sono diventato emotivamente più forte.
Per un periodo ho scambiato delle email con "lui". Il presunto "altro". Quello che io pensavo fosse "la rovina" del mio rapporto. Avevamo quasi allacciato un rapporto di amicizia "e-pistolare" (ovvero sparare elettronicamente!) che poi si è interrotto.
Beh, caro B. se ti trovi a passare dal mio blog, sappi che la chiacchierata davanti al birrino è sempre valida!

Adesso vado. Che se per pura sfiga arriva il mio capo, mi inculCa rispetto delle regole...
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lunedì, 11 giugno 2007 ¦ Permalink
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In merito a quanto riportato in questo post di cui mi permetto di prendere uno stralcio:

E allora perché queste religioni, che pregano per il bene, nel corso dei secoli hanno portato solo a guerre?

E' una bella domanda, una domanda importante. E credo che in parte, la risposta stia nella natura dell'uomo di voler in un certo qual modo "prevaricare" sugli altri. Sul modo di essere, sul credo, sul comportamento degli altri.
Siamo innegabilmente, sfortunatamente schematizzati. Molte volte non ce ne rendiamo conto, ma siamo come i topolini che nei laboratori facciamo correre in piccoli labirinti (sempre che non siano loro che stanno studiando noi!).
Mentre io credo che la cosa fondamentale, e qui sono gli uomini a commettere l'errore, e non le religioni in sé, sia l'assenza di rispetto per le ideologie altrui a portare alle guerre. E questo vale anche al di fuori dell'aspetto religioso. Se manca il rispetto per chi abbiamo davanti, e badate bene, per la persona in essere, non per quello che rappresenta, allora manca proprio la volontà di essere in pace.
Ebbene, io da buddista appartenente alla Soka Gakkai, posso dire che sono rimasto legato a questa religione (o anche filosofia di vita) proprio perché vi ho trovato il rispetto. Il rispetto per l'essere umano in sé, con i suoi difetti ed i suoi pregi. Con il suo innato potenziale. Ho continuato perché nessuno me lo ha imposto, nessuno ha mai fatto pressione su di me.
Per un anno e più ho smesso di praticare. Nessuno mi ha forzato a riprendere. E sono stato io a voler riprovare, a dirmi "Per una volta, prova a portare a termine una cosa che inizi! Fallo per te stesso!"
A quella riunione di donne ci sono stato anch'io (come accompagnatore) e reputo importante un passaggio fondamentale, che forse può esemplificare un po' quello che può essere il "pensiero buddista" (non sono parole testuali!):

Ognuno di noi è come un bulbo. Alla vista magari non siamo tanto gradevoli da vedersi, ma dentro di noi abbiamo la potenzialità innata di diventare una pianta. Che sia uno splendido fiore, o una cipolla, l'importante è coltivare al meglio dentro di sé il proprio essere. E riconosce che, anche gli altri sono apparentemente dei bulbi, forse bruttini, ma con dentro di essi la possibilità di fiorire in modo meraviglioso ed inaspettato. Credo che questo significhi avere rispetto per sé e per gli altri.

Adesso prima di chiudere, ringrazio la persona che ha scritto il post che ho linkato, per avere avuto la pazienza di ascoltare, e la curiosità di andare a ricercare qualche risposta ai suoi perché. Lo spirito di ricerca è una gran cosa.


PS: prima di chiudere (sul serio stavolta), ed andarmi a dare una rinfrescata, mi sovviene un interrogativo: Perché secondo quelli della L'Oreal io debba avere bisogno di un gel che dà "memoria di forma" ai miei capelli? Solo per farmi delle pettinature da mentecatto? Bah...

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venerdì, 08 giugno 2007 ¦ Permalink
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Se la mia parte oscura fosse merda,
l'avrei cagata tutta questo pomeriggio.
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sabato, 02 giugno 2007 ¦ Permalink
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